- Scritto da LaPabla
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La differenza che corre tra me ed un’eroinomane sta nelle modalità di assunzione della sostanza “stupendamente facente”, per tutto il resto io e la mia boccetta di Rinazina Spray Nasale non abbiamo null’altro da invidiare agli amici tossicodipendenti dei giardini pubblici, anzi semmai il contrario. Sono succube della Nafazolina da ormai 4 anni… se non addirittura di più… credo… sinceramente non ricordo con precisione quando ho iniziato a sniffare Rinazina. Ho il sospetto che questa robaccia oltre che a creare dipendenza intacchi anche il cervello, mi sta mandando a puttane tutto il sistema nervoso, con un’accelerazione del processo d’invecchiamento delle cellule celebrali. La demenza senile è per me quasi una realtà, e per l’appunto non ricordo nemmeno di che colore sono le mutane che ho indosso quest’oggi… sempre che mi sia ricordata di metterle, chiaro… beh, semmai dopo controllo, ma sempre che mi ricordi di farlo, ovvio… beh, semmai me lo segno su un post-it, ma sempre che mi ricordi si scriverlo, logico! E via così fino a domani… ma sempre però che mi ricordi di respirare per rimanere in vita fino al giorno dopo, ma per questo, per fortuna, ho la mia amata Rinazina, che in caso di emergenza “sniff-sniff” e mi libera le vie respiratorie per circa tre o quattro ore di fila, quando mi va davvero di lusso!
Mica come una notte che ho sognato di morire affogata e mi sono svegliata d’improvviso, boccheggiando come una balena spiaggiata, alla disperata ricerca di ossigeno. Mi stavo praticamente ammazzando da sola, perché in realtà ero in apnea onirica, o meglio, avevo finito l’autonomia respiratoria e le mie narici si erano chiuse e contratte in spasmi da crisi d’astinenza. Da quella volta, nella speranza di rimandare il giorno del trapasso per lo meno in età pensionabile, non vado a dormire se prima non infilo un flaconcino del mio vasocostrittore preferito dentro la federa del cuscino, pronto all’uso. Che schifo! Sono schiava di questa merda. Almeno mi drogassi di cocaina! Costa un po’di più, ma ha molti altri effetti positivi, oltre che a liberarmi il naso.
La farmacia è il mio pusher. In certe occasioni mi ci sono recata anche correndo, colta da attacchi di panico perché avevo finito la scorta e già mi mancava l’aria. Sguardo da invasata, sudata, pallida, con il fiato corto e le palpitazioni. <<Ho bisogno di una dose! Via nasale, per endovena, via orale… va benissimo anche via rettale purché mi venda della Rinazina sotto qualsiasi forma e ORAAAAA!>>. Il farmacista non sa mai se abbandonarmi al mio triste destino, o suggerirmi una buona comunità per disintossicarsi.
Ieri, ad esempio, dopo essermi accorta con incredibile sgomento di essere rimasta senza le mie preziosissime gocce, ho travasato il residuo di cinque vecchie boccette all’interno di un unico flacone utilizzando una siringa. A quel punto mi sono veramente sentita una tossicomane!
Il mio destino è nel condominio. Lo so. L’ho già detto un miliardo di volte , la “zabetta” per me è vita ed i panni della portinaia non mi vestirebbero bene… di più! Non mi manca nulla. Chiacchiera prolissa e predisposizione al “bla bla bla” senza senso. Parlantina veloce. Da 0 a 100 parole in 4,9 secondi senza interruzioni ed in totale apnea (che a prender fiato si brucia troppo, ed io sono pro riduzione del consumo energetico). Capacità oratoria in modalità mitraglietta di serie, con controllo automatico della salivazione in eccesso e, in dotazione, apposita cannuccia odontoiatrica nei casi in cui sia reso necessario aspirare gli accumuli bavosi in sovraccarico, dovuti ad una iper eccitazione post pettegolezzo. Quando poi all’optional mitraglietta, vi aggiungo il turbo ad iniezione diretta, riesco a parlare così in fretta che ad Eminem gli monta un ciuffo così dall’invidia e Dr. Dre gli para un bel calcio in culo, pregando me nel frattempo di firmare un contratto terreno ed ultraterreno con la “Aftermath Records”. E che gli dico di no?
Io sono come i miei post, anzi… peggio! Parole sparse a cazzo e non si capisce mai una mazza. Non vi dico di persona!
Cos’altro NON mi manca? Ah! Sì. Una spiccata attitudine alla ramificazione del discorso, ovvero come ti arrivo dal punto A (l’inizio) al punto B (la fine) di un aneddoto passando prima per l’episodio A1, A2, A3, A4, A5, A6, A7, A8, A9… eppoi fooorse arrivo alla conclusione di quel che volevo raccontare in principio. Questa ultima dote, a mio avviso, è la componente essenziale per tutte coloro che vogliono potersi definire delle perfette pettegole da quartiere, perché bisogna essere capaci di intrattenere il pubblico con ricostruzioni dei fatti ai limiti del verosimile. Chi si limita a spiattellare veloci e concise informazioni può considerarsi un plebeo “portavoce”, un volgare “messaggero”, un comune “portatore di notizie”. Uno sfigato dai. Niente a che vedere con l’antica arte della zabetta!
I miei maestri di vita, le persone che negli anni hanno plasmato il mio essere, sono stati senza dubbio due personaggi di gran rilievo: Stephen King e mia madre. Il primo, è risaputo, è il Re della non sintesi. Descrittivo fin quasi che ti racconta quanti peli ha sul sedere il protagonista della storia. E’ pura fantascienza anche solo credere che un giorno lui possa scrivere << quindi, in breve…>>. No. Mai. Non succederà mai. Toglietevelo proprio dalla testa. Questo genio del male è capace di lasciarvi in suspance per 3 capitoli solo per raccontarvi la rava e la fava di un cane che passava di li per caso a pisciare! E’ fuori di testa. Ma è anche per questo che lo amo follemente.
Mia madre invece, come è tipico dire qui al Nord, Stephen King “je fa na pippa!”. Se le sentite dire <<Ti racconto l’ultima>> consiglio vivamente di armarsi di block notes e segnare l’argomento di partenza, perché da li in poi sarà il caos. Lei è la Regina degli alberi genealogici. Se per sfiga non capisco di chi sta parlando mi fa tutto un elenco del parentame se non addirittura dell’intero rione “Non conosci T.? T. è il figlio di D., che lavora nel bar di G. che ha da poco preso in gestione il bar da F., perché si è trasferito ad Honolulu con R.. Ti ricordi R? R, la figlia di M che si era sposata con N. e li ha tenuti in matrimonio il parroco P.”, ed il bello di tutta la questione è che si offende anche con una certa facilità se le si chiede la gentilezza di arrivare al succo della questione, al nocciolo, al sodo, alla fonte, al dunque... “Eeee striiingiiii! Ah Mà! Ma di chi cacchio stavamo parlando?”. No, ecco! Per dire…